Le forme alternative di risoluzione dei conflitti e i loro effetti virtuosi sull’amministrazione della giustizia
Con il termine alternative dispute resolution si intende un’eterogenea categoria di tecniche e procedimenti che hanno il vantaggio di permettere una veloce ed efficace risoluzione delle liti o conflitti. Il carattere “alternativo” evidenzia la differenza di tali tecniche e procedimenti rispetto a quelli normalmente usati ricorrendo alla giustizia ordinaria.
Sull’importanza di questi procedimenti alternativi si è soffermata anche il ministro della Giustizia Marta Cartabia, durante la sua relazione alle commissioni giustizia di Camera e Senato del 15 e 18 Marzo 2021. In particolare, riferendosi agli strumenti della mediazione, della negoziazione e della conciliazione e in generale ai cosiddetti strumenti alternativi per la risoluzione delle controversie, ha sottolineato come gli stessi “producono effetti virtuosi di alleggerimento dell’amministrazione della giustizia. Tuttavia, il loro significato supera questa intuitiva potenzialità. Tutt’altro che alternative, queste forme di risoluzione delle controversie giuridiche rivestono un ruolo che è piuttosto di complementarità rispetto alla giurisdizione, di coesistenza”. E ha continuato calando il discorso proprio sulla realtà attuale, evidenziando che “su un piano più pragmatico, occorre osservare che le soluzioni negoziali e di mediazione si renderanno tanto più necessarie nel contesto attuale, in cui gli effetti economici della pandemia stanno determinando forti squilibri nei rapporti giuridici esistenti. La giustizia preventiva e consensuale rappresenta una strada necessaria per il contenimento di una possibile esplosione del contenzioso presso gli uffici giudiziari quando cesseranno gli effetti dei provvedimenti che bloccano gli sfratti, le esecuzioni, le procedure concorsuali, i licenziamenti, il contenzioso bancario, ad esempio”.
Il Ministro ha soffermato, inoltre, l’attenzione sullo strumento della mediazione, che dopo un iniziale scetticismo, riscontra oggi una generale apertura da parte delle diverse categorie. Sul punto ha messo in rilievo gli aspetti che necessiterebbero di un intervento legislativo. Nello specifico sarebbero opportune la definizione degli ambiti di applicazione (per estenderne la portata, specie nei settori dove statisticamente si sono verificate maggiori possibilità di successo e dove la mediazione porterebbe un indiscutibile valore aggiunto, come nelle controversie in materia di famiglia e filiazione), la previsione di incentivi (processuali, economici fiscali) e la valorizzazione del rapporto tra mediazione e giudizio, valorizzandone, ad esempio, una più compiuta interrelazione grazie a uno sviluppo della mediazione delegata dal giudice (o endoprocessuale).
Concludendo, il periodo che stiamo attraversando offre un’occasione importante per incentivare e diffondere una nuova cultura giuridica, che favorisca il ricorso a una pluralità di vie della giustizia, in modo tale anche da prevenire la sopravvenienza di un numero patologico di ricorsi e giungere alla definizione del conflitto in tempi più rapidi.

