Agricoltura e Blockchain: le prospettive dell’Agrifood Tech
Nel settore Agroalimentare, al giorno d’oggi, assumono sempre più importanza questioni come la sostenibilità (economica e ambientale), la tracciabilità dei prodotti, la tutela dei marchi (IGP/DOP, ecc.), gli sprechi alimentari e la trasparenza.
Per soddisfare queste “nuove” esigenze la tecnologia si delinea sempre più come un fattore essenziale.
Sebbene, però, lo sviluppo tecnologico in ogni ambito corra a velocità elevate, l’industria agroalimentare non è stata in grado di innovarsi come altri settori, risultando essere ad oggi quella meno digitalizzata.
Nonostante ciò, anche in tale settore sta però emergendo una categoria di attività che ha come scopo quello di fondere agricoltura e tecnologia: l’Agrifood Tech, con ciò intendendosi una visione della filiera agricola e agroalimentare secondo la quale, tramite le tecnologie digitali, l’intero comparto aumenterà la propria competitività.
Con il termine Agrifood si fa riferimento alle attività del mondo agricolo e dell’industria di trasformazione che attengono alla coltivazione e alla trasformazione di tutti i prodotti agricoli a finalità alimentari. Le sue principali aree di applicazione riguardano agricoltura e acquacoltura, processi di trasformazione alimentare, attività di marketing (vendita all’ingrosso o al dettaglio e promozione dei prodotti), produzione di macchinari, fertilizzanti, sostanze chimiche protettive dei raccolti, ecc.
Come si può notare, quindi, si tratta di vari ambiti di applicazione, con conseguenti problematici sviluppi tecnologici, ma anche con enormi potenzialità di crescita e sviluppo. Vi è pertanto un divario, al momento, tra la necessaria innovazione tecnologica nell’ambito agroalimentare e l’attuale situazione di oggettiva “arretratezza” digitale del settore, specie se paragonato con le altre industrie.
Ciò premesso, uno degli ambiti innovativi attualmente in via di sviluppo del settore agroalimentare è la tecnologia di blockchain. Con tale termine si identifica una sottofamiglia di tecnologie in cui il registro è strutturato come una catena di blocchi contenenti le transazioni e la cui validazione è affidata a un meccanismo di consenso, distribuito su tutti i nodi della rete nel caso delle blockchain permissionless o pubbliche, o su tutti i nodi i nodi che sono autorizzati a partecipare al processo di validazione delle transazioni da includere nel registro nel caso delle blockchain permissioned o private.
Le principali caratteristiche delle tecnologie blockchain sono l’immutabilità del registro, la trasparenza, la tracciabilità delle transazioni e la sicurezza basata su tecniche crittografiche.
Alcuni ambiti importanti di utilizzo e applicazione delle tecnologie “blockchain based” sono quelli che mirano a risolvere problematiche quali la contraffazione e il cosiddetto “italian sounding”.
Per quanto concerne il primo dei due aspetti ci si riferisce principalmente a violazioni del marchio registrato o delle denominazioni di origine (DOP, IGP, ecc.), ma anche violazioni del design o del copyright.
Diversa è invece la questione relativa all’ “italian sounding”, che consiste in una imitazione di un prodotto (o marchio/denominazione di origine) utilizzando terminologie che richiamano ad una astratta e presunta italianità del bene, benchè invece si tratti di un prodotto di diversa origine. Alcuni esempi di questa pratica possono essere l’indicazione di termini in italiano storpiato su prodotti come pasta, pane, dolci o altro, o anche la raffigurazione di marchi storici con nomi modificati leggermente o richiamanti nomi simili a specialità tipiche italiane.
Ora si può comprendere come questa fattispecie cagioni danni enormi al settore agroalimentare italiano, sia sotto il punto delle vendite sia a livello di immagine.
Infatti, il richiamo alla presunta, ma non veritiera, italianità del prodotto può sviare gli acquisti di un compratore, convinto di acquistare un alimento di origine italiana, mentre i danni di immagine derivano dal fatto che il prodotto “imitativo” potrebbe risultare di qualità più scadente rispetto alla controparte originale.
In questo contesto si può inserire la blockchain che, con le sue peculiarità e funzionalità, può garantire quella tracciabilità, in grado di tutelare consumatori e produttori.
Infatti, questa “innovativa catena di blocchi” offre la possibilità di tracciare minuziosamente un prodotto e garantisce l’affidabilità delle informazioni fornite, andando ad eliminare, o quantomeno a ridurre drasticamente, l’incidenza di queste pratiche scorrette.
Si pone così la blockchain al servizio della catena di approvvigionamento al fine di disporre di nuovi strumenti in grado di garantire una migliore tracciabilità alimentare, assicurando quindi nuovi livelli di sicurezza. Ogni informazione relativa ai vari prodotti, partendo dalle “origini” degli stessi sino al prodotto finale, potrà essere verificata e controllata sia dagli altri componenti della filiera che dai consumatori finali. Questi ultimi, infatti, potranno accedere a questi dati semplicemente tramite il loro smartphone in qualsiasi momento.
Un ambito “futuristico” ed innovativo come quello delle tecnologie di blockchain può apparire come un universo lontano rispetto a quello dell’agricoltura, ma, al contrario, sono due realtà più vicine di quanto si possa immaginare.
L’Italia ad oggi è uno dei paesi guida nella sperimentazione della blockchain applicata all’industria agroalimentare, con diversi progetti in via di sviluppo diretti a migliorare la tracciabilità delle filiere. Pertanto, l’applicazione della blockchain legata all’Agrifood Tech potrebbe avere quelle potenzialità in grado di garantire un prospero sviluppo all’industria agroalimentare, nell’ottica di una maggiore tutela dei marchi registrati nel mondo, nonché della qualità dei prodotti e della sicurezza per tutti i consumatori.
Avv. Chiara Micera

